PENSIERO DEL GIORNO – Due laghi e un diamante

Mar Morto

di Battista Galvagno

  In Terra Santa ci sono due laghi. Il primo è quello di Tiberiade, attraversato dal fiume Giordano: riceve acqua dal fiume e la restituisce pura e limpida. È ricco di pesci: in esso sono ambientati alcuni momenti della vita di Gesù, tra cui la pesca miracolosa. L’altro lago è quello che viene chiamato Mar Morto: riceve acqua dallo stesso fiume, ma la trattiene per sé, in una profonda voragine, sotto il livello del mare. Il sole la fa evaporare e questo, unitamente alle rocce saline che si affacciano sulla depressione, rende l’acqua estremamente salata e praticamente priva di forme di vita. 

  In questo apologo rabbinico c’è uno dei segreti della vita: solo il dono è fonte di vita. Chi dona non impoverisce se stesso, ma arricchisce l’altro; chi trattiene gelosamente per sé non arricchisce nemmeno se stesso: accumula cose “morte”.

 Quello che viene considerato il più prezioso diamante del mondo era in origine deturpato da una screpolatura. Vennero interpellati i migliori esperti del settore e tutti consigliarono di tagliarlo in diamanti più piccoli, seguendo la linea della screpolatura. Un abile intagliatore fece una proposta alternativa e riuscì a convincere i proprietari del diamante ad affidarglielo. Con infinita pazienza, lavorò per mesi, ma finalmente riuscì nel suo intento: trasformò quella screpolatura nel gambo di una splendida rosa, che ha come foglie e petali le facce del diamante.

  Sophie Lazarsfeld, nel 1926, parlò provocatoriamente de Il coraggio di non essere perfetti. Voler nascondere l’imperfezione è umanamente e socialmente dannoso, perché l’imperfezione non modificabile non pregiudica affatto il valore di una persona. In alcuni casi, l’imperfezione accettata e “lavorata” può trasformarsi in opportunità: può mettere in evidenza aspetti altrimenti invisibili; può rendere più facile e fruttuoso il rapporto con gli altri.

  Può essere utile il consiglio di Thomas Merton, monaco del XX secolo che spiega così il suo Nessun uomo è un’isola: “Finché ci adoriamo segretamente, tutte le nostre deficienze rimarranno a torturarci come una macchia che non si può nascondere. Se invece vivremo per gli altri, ci vedremo creature umane come tutti gli altri; scopriremo di avere tutti debolezze e deficienze. Ma proprio per queste deficienze abbiamo bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di noi e poiché non abbiamo tutti le stesse debolezze possiamo aiutarci a vicenda, supplendo l’uno a quel che manca all’altro”.