INTERVISTA AL PROFESSOR FILOSA

Insegnante di Italiano e Latino

HA SEMPRE VOLUTO INSEGNARE?

QUANDO È INIZIATA LA SUA PASSIONE?

Piuttosto presto, durante gli anni del liceo, mi sono accorto di questo: quando imparavo una cosa, in genere ero poi in grado di farla capire e apprendere anche a chi non la sapeva. Per questo motivo i miei compagni di classe spesso si rivolgevano a me per farsi rispiegare, in vista di interrogazioni e verifiche, argomenti poco chiari. Questo naturalmente non vuol dire che io abbia sempre voluto insegnare. Ho studiato Lettere Moderne all’Università con l’intento di scrivere e pubblicare libri. Poi, per mantenermi, ho iniziato a fare il professore, e questa è diventata in tutto e per tutto la mia occupazione.

RITIENE CHE SIA PIÙ EFFICACE IL METODO ORBERG O QUELLO TRADIZIONALE PER IMPARARE IL LATINO?

Il metodo Orberg, se fossi certo che funzionasse. Ora, secondo me è necessario studiare il latino per comprendere testi che, in lingua originale, vale la pena leggere molto più delle loro svariate traduzioni. Quando studiavo io il latino, il metodo tradizionale era molto efficace, ma al giorno d’oggi risulta noioso e pesante per i ragazzi, tanto da indurli a cercare traduzioni online o a passarsele vicendevolmente.

Per questo studiare il latino come una lingua viva secondo me è un’alternativa molto valida, anche se tuttora non ho ancora le prove che effettivamente sia proficuo.

MEGLIO IL COCITO O IL GOVONE?

Domanda difficile. A livello di insegnanti, ce ne sono di validissimi in entrambe le scuole, e così anche gli studenti. Se la domanda si rivolge al paragone tra cultura scientifica e cultura classica, risponderei ciò che hanno già affermato altri prima di me: chi le possiede entrambe, ha ottimi strumenti per comprendere la realtà che ci circonda. Ma se mi chiedete un parere in base alla mia esperienza personale, posso dire che quattordici anni allo scientifico non si possono cancellare. Quando indosso una felpa del liceo, mi sento in qualche modo a casa, sento di fare ancora parte di quella scuola.

MEGLIO ITALIANO O LATINO?

Avendo studiato Lettere Moderne, posso affermare che la letteratura italiana sia il mio interesse prevalente. Tuttavia studiare la letteratura italiana, significa capire ben presto che questa scaturisce dalla corrispondente latina. Detto questo, con il latino mi sento ancora in parte ospite di quella lingua, mentre con l’italiano mi sento a casa. Nella vostra alternativa iniziale però manca ancora un elemento: il dialetto del paesino della Calabria che ho imparato e che ancora mi capita di adoperare.

COME CI SI SENTE A DARE BRUTTI VOTI AI RAGAZZI?

C’è da fare una premessa. I voti intermedi vengono assegnati in base ad una scala di valutazione decisa dalla scuola, che in genere va dal due al dieci. Mi è già capitato purtroppo di andare sotto il due. Assegnare voti negativi a verifiche scritte è certamente più facile. Darli invece ai test orali, con gli studenti davanti a te, umiliarli con un voto insufficiente, è tutta un’altra storia. Ci sono però dei casi, come quando l’alunno non fa nulla per assecondare i professori nel tentativo di fargli imparare qualcosa, che dare una pessima valutazione è quasi soddisfacente.

COME SI POSSONO MOTIVARE I RAGAZZI A STUDIARE DUE LINGUE COMPLICATE COME IL LATINO E IL GRECO?

Adoperando la metafora del viaggio: credo che viaggiare con un bagaglio che comprende anche il latino e il greco – un bagaglio certamente difficile da riempire – renda il viaggio più interessante. Io posso esprimermi solo sul latino, ma penso che questo discorso possa applicarsi anche al greco. Vale la pena di imparare queste lingue per poter comprendere più a fondo la cultura italiana. Un altro motivo potrebbe essere che gli autori del passato, come Virgilio, Omero, Saffo, Catullo, in fondo non sono così lontani da noi, hanno ancora qualcosa da dire; se capiscono questo, gli alunni saranno più motivati ad imparare la loro lingua madre.

✍ Aurora Costa e Leone Decandia